Recensione di “To Walk Invisible”, una storia sulle sorelle Brontë.

To Walk Invisible è un film del 2016, diretto da Sally Wainwright (Last Tango in Halifax, Happy Valley) per BBC One.
Il film, a cui avevo accennato nella mia recensione di Villette, ci fa immergere in alcuni anni di vita delle sorelle Brontë, da quando erano piccole e giocavano ad inventarsi storie con il fratello Branwell (Adam Nagaitis) fino a quando, cresciute, si trovano a dover pensare al proprio futuro.
La storia prende vita nel periodo che precede la prima pubblicazione delle opere di Charlotte (Finn Atkins), Emily (Chloe Pirrie) ed Anne (Charlie Murphy), le tre vivono con il padre ed il fratello nella loro casa a Haworth, Yorkshire.
Quando le tre sorelle si rendono conto che il padre comincia ad essere in là con gli anni e ad avere problemi di salute, e il fratello che nonostante i tentativi di fargli intraprendere una carriera artistica spende tutti i suoi soldi in alcool, le ragazze si trovano di fronte al problema di come assicurarsi un futuro, in un periodo in cui il padre non ci sarà più a sostenerle economicamente ed il fratello non potrà prenderne il posto.

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Anne, Charlotte ed Emily

È qui che entra in scena Charlotte, la più grande delle tre sorelle, l’”imprenditrice” che ha la brillante idea di pubblicare i suoi scritti e quelli delle sorelle per racimolare qualche soldo.
È questo uno dei momenti più forti e coinvolgenti del film, le tre sorelle si animano ed i loro caratteri profondamente diversi prendono vita: Charlotte forte, turbolenta, disposta a sacrificare i suoi scritti più profondi e personali per il bene della famiglia -ma anche senza scrupoli, come quando entra in camera della più scaltra e riservata Emily per leggerne le poesie- e poi Anne, la più piccola, che in questo scontro tra titani cerca di fare da ago della bilancia.

When a man writes something, it’s what he’s written that’s judged.
When a woman writes something it’s her that’s judged.
-Emily Brontë

Alla fine anche Emily, la più restia delle tre sorelle, riesce a convincersi che l’unica maniera di assicurarsi un futuro che vada oltre il ruolo della governante, è pubblicare i propri scritti, ma è il Diciannovesimo secolo e le donne non hanno accesso a tutte le opportunità che hanno gli uomini, perciò scelgono di “camminare invisibili” e pubblicare sotto pseudonimi: Charlotte sceglie il nome Currer, Emily sceglie Ellis e Anne sceglie Acton. Tutte e tre si firmano col cognome “Bell”.

Il motivo principale per cui decidono di contattare delle case editrici per la pubblicazione dei loro libri è ovviamente la dipendenza del fratello, che diventa elemento centrale con lo scorrere del film, anche se effettivamente sarebbe più corretto dire che quasi prende totalmente campo sulla storia principale.
I riflettori così puntati verso il fratello riportano alla realtà dura e cruda della vita di chi cerca di trovare il proprio posto nel mondo, e chi deve soffrire il confronto costante con qualcuno che, almeno ai proprio occhi, risulta più talentuoso e più coraggioso.
Forse l’attenzione così marcata vuol rappresentare una parte per il tutto, una sineddoche di una società che si rifiuta di accettare le donne come esseri pensanti, capaci ed indipendenti (o forse sto divagando io!).

Come quindi avrete già capito, To Walk Invisible non è un period drama tra pizzi, merletti e serviti da tè, è uno spaccato di individui che arrancano, che tentano di sopravvivere in una società in profondo cambiamento, è un drama che si riflette nelle opere stesse delle autrici che ci portano in questo diciannovesimo secolo pieno di fascino e contraddizioni.
In due ore purtroppo non si può raccontare tutto, con la conseguenza che la parte in cui Charlotte ed Anne incontrano l’editore George Smith rivelando chi si nascondeva dietro gli pseudonimi, parte che poteva essere approfondita e che secondo me poteva costituire anche una parte importante nel film, viene ridotta ad alcuni minuti trafelati e non ne viene sfruttato appieno il potenziale.

In conclusione, nonostante alcuni punti critici, è un period drama come solo la tv inglese sa regalarci, che merita di essere visto e soprattutto che lascia con la voglia di scoprire di più su queste tre coraggiose ragazze.

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“Tre Soli per tre sorelle”

Curiosità:

  • Nel cast di To Walk Invisible compaiono alcuni attori che avevano già lavorato con la regista Sally Wainwright in Happy Valley: James Norton (War and Peace, Grantchester) che nella serie tv interpreta Tommy Lee Royce è uno dei soldatini con cui giocano i bambini, Charlie Murphy, la poliziotta Anne Gallagher, interpreta invece Anne Brontë.
  • Il giovane editore George Smith è interpretato da Luke Newberry (In The Flesh), ovvero Teddy Lupin nella scena tagliata di Harry Potter e i Doni della Morte parte 2.
  • I tre Soli” che le ragazze vedono in una scena finale del film, è un fenomeno ottico che esiste realmente in natura, avviene quando, in condizioni di aria molto fredda e ferma, la luce si riflette in piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’aria.

2 pensieri riguardo “Recensione di “To Walk Invisible”, una storia sulle sorelle Brontë.

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