Recensione di “Shirley” di Charlotte Brontë.

shirley-di-charlotte-bronte

Yorkshire, 1811. La Gran Bretagna è in guerra contro la Francia di Napoleone, andando a minare il precario equilibrio su cui si regge l’industria inglese; ne risulta una situazione di forti tensioni che spesso sfociano in rivolte organizzate dagli operai, mentre i proprietari delle fabbriche tentano di salvare il salvabile cercando di evitare la bancarotta.

È in questo contesto che si sviluppa Shirley, il secondo romanzo di Charlotte Brontë pubblicato, nel 1849, con lo pseudonimo di Currer Bell.
Il titolo del romanzo prende il nome proprio da una delle due protagoniste di questa storia: Shirley è infatti una giovane e bella ragazza, chiamata così perché il padre voleva un erede maschio, dopo la morte dei genitori ha ereditato l’intera fortuna della famiglia, che le consente di trattare con gli uomini d’affari di Inghilterra e in particolare con l’industriale Robert Moore, di cui Caroline, l’altra protagonista del romanzo è segretamente innamorata.
Anche Caroline è orfana, vive con lo zio, ma al contrario della sua amica Shirley non ha ereditato una fortuna dai genitori, così da mettere a rischio, tra le altre cose, ogni possibilità di avere un buon matrimonio.
Caroline è il personaggio tradizionale dei romanzi dell’Ottocento, è la ragazza povera che cerca se stessa ed il suo posto nel mondo prima del matrimonio, Shirley invece rappresenta un nuovo “modello di donna”, costretta ad affacciarsi al mondo degli affari, non se ne tira indietro intimorita ma affronta la situazione tenacemente, orgogliosa del suo essere donna. 

Sebbene Shirley rientri nella categoria dei cosiddetti romanzi sociali, si articola su diverse tematiche: abbiamo l’amicizia, l’amore, la famiglia, le tensioni sociali, l’aspra critica nei confronti del clero. 

In Italia, Shirley è probabilmente il romanzo meno conosciuto di Charlotte Brontë ma nei Paesi anglofoni ha avuto un impatto culturale così forte che, dopo la pubblicazione, Shirley è passato da essere un nome maschile ad essere un nome esclusivamente femminile.

Il romanzo è molto scorrevole, come in Villette, Charlotte Brontë descrive minuziosamente vicende, luoghi e personaggi; la storia è ricca di avvenimenti che uniti al gran numero di personaggi tendono a far perdere un po’ le fila del discorso, ma credo sia proprio questa la grandezza di Shirley, questo tentativo audace dell’autrice di superare se stessa, di costruire qualcosa di più complesso ed artificioso, mettendo alla prova le sue doti di scrittrice.
Come vuole ogni buon romanzo ottocentesco, l’autrice ci mostra la sua ampia cultura inserendo numerosi riferimenti a testi religiosi e romanzi ed inserendo parti in francese che stavolta, a differenza di Villette, Fazi Editore ha deciso di tradurre, permettendo a chi non conosce la lingua di capire appieno il testo.

In conclusione, Shirley è un “grazioso mattoncino” di ben 658 pagine, una lettura piacevole e scorrevole che mi ha ricordato tantissimo il mio amato Nord e Sud di Elizabeth Gaskell, è un viaggio nell’Inghilterra del Primo Ottocento tra candidi pizzi e merletti ma anche tra il grigiore tetro, a tratti lugubre di una società industriale in profondo mutamento.

2 pensieri riguardo “Recensione di “Shirley” di Charlotte Brontë.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.