Recensione: “Un Feroce Dicembre” di Edna O’Brien.

Ciao a tutti, come state? Ormai questo è un anno funestissimo per il blog, però mi dispiace tremendamente lasciarlo qui a morire anche perché, nonostante tutto, ho ancora un po’ di cosette da recensire.

Dato che siamo a dicembre, parliamo di un libro dedicato a questo mese, si tratta di Un Feroce Dicembre di Edna O’Brien, un’autrice irlandese che ho scoperto qualche mese fa. Il libro è uscito quest’anno in Italia, edito da Einaudi.

La trama: A Cloontha passato e presente, mito e ricordi si mischiano senza soluzione. Michael Bugler vi è tornato deciso a far fruttare i terreni dei suoi avi. Ha vissuto in Australia per anni come uno straniero e adesso tutto ciò che vuole è lavorare la sua terra. Joseph Brennan, il suo vicino, non ha mai lasciato il paese in cui è nato. Nonostante un’iniziale amicizia, Brennan vede Bugler come una minaccia: non gli piacciono le sue innovazioni, il suo atteggiamento di sfida. Soprattutto, non può dimenticare che una volta le loro famiglie erano nemiche. Sua sorella Breege, invece, ne è attratta. Quel giovane forestiero le sembra incarnare quanto è mancato finora nella sua vita – novità, spregiudicatezza, il coraggio di cambiare – e se ne innamora. E quando Bugler pretende di riavere un appezzamento sfruttato dai Brennan, le tensioni covate troppo a lungo non possono che deflagrare. In maniera feroce.

Quello che mi ha colpita di più del romanzo non è stata la trama in sé, bensì lo stile dell’autrice, seguito a ruota da una sensazione di atemporalità della storia, davvero curiosa.
Per quanto riguarda la scrittura, Edna O’Brien utilizza uno stile che, soprattutto nella parte iniziale, mi ha ricordato tantissimo la cadenza delle ballate e che quindi si sposa perfettamente con l’ambientazione nell’Irlanda rurale.
L’altra cosa che mi ha stupita è stata appunto questo suo essere come “fuori dal tempo” nonostante dei riferimenti temporali abbastanza precisi. Mi spiego meglio: nel libro vengono citati trattori, automobili, telefoni e minigonne – collocando il romanzo tra gli anni ’60 e ’70 del ‘900 – nonostante questo, durante la lettura, questi dettagli sembravano scivolare in secondo piano, dando la sensazione di trovarsi in un tempo indefinito, che potrebbe essere il Medioevo così come l’Età Vittoriana, o l’altro ieri.
È un effetto molto strano da descrivere (senza sembrare una matta) però l’ho trovato un tratto interessante del romanzo, che evidenzia, al di là delle azioni, dei personaggi e della storia, come l’Irlanda sia una terra che per certi aspetti e in certi luoghi rimane, o cerca di rimanere, sempre uguale: legata alle sue tradizioni, ai suoi miti e alle superstizioni che si tramandano di secolo in secolo.

Un Feroce Dicembre è un romanzo affascinante perché ci porta in questa Irlanda semi-sconosciuta. Un angolo di mondo contadino e rurale, lontano dalle grandi città, verde e rigoglioso ma anche duro come la terra, che non risparmia mai sofferenza ai suoi abitanti.
Edna O’Brien indaga in maniera molto profonda l’animo degli irlandesi perciò credo che, per affrontare la lettura di questo romanzo, serva una conoscenza – anche minima – di quella che è la storia dell’Irlanda e del suo popolo, altrimenti – forse – si potrebbe non riuscire a comprendere appieno le motivazioni che portano certi personaggi a compiere determinate azioni.
È sicuramente un libro che consiglio se amate questa terra o le storie dei piccoli paesini che lottano tra la tradizione e l’inesorabile avanzamento della modernità.

Bene, per oggi è tutto, non so quando ci rivedremo su questo angolo di internet, però ci rivedremo! Passate una buona settimana!

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